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LE RECENSIONI DI FRANCESCO BEVILACQUA

18- Mario Alcaro, “Sull’identità meridionale”.
 

Mario Alcaro (Catanzaro 1940 / Cosenza 2012), storico della filosofia, docente universitario, animatore culturale, Alcaro ha contribuito molto alla nascita di un nuovo modo di pensare il Sud. Parliamo qui di uno dei libri più noti ed importanti di Alcaro, “Sull’identità meridionale, forma di una cultura mediterranea”, edito da Bollati Boringhieri nel 1999.

La tesi forte del libro è che i “mali” del Sud non sono figli delle sue peculiarità antropologico-culturali e che anzi queste ultime, se assunte in senso positivo, possono rappresentare una chiave nuova per interpretare la realtà meridionale.

Il primo capitolo del libro riguarda i legami comunitari e familistici nel Sud. La convinzione stereotipa (ne abbiamo parlato diffusamente commentando il libro di Edward C. Banfield sul familismo amorale) è che i legami familistici, più forti nel Meridione rispetto al Nord Italia, sono un ostacolo per lo spirito cooperativistico e per la crescita del senso civico. Alcaro ricorda, viceversa, come proprio al Sud si sia registrata una maggior persistenza della cultura del dono (pratica tipica delle società arretrate e contadine) rispetto a quella dello scambio (prassi connaturata alle società progredite e mercantili). E come il dono, al Sud, aveva la funzione di garantire e riprodurre la coesione sociale e di assicurare il funzionamento del sistema socioeconomico. Nella cultura del dono il legame sociale ha il primato rispetto alla merce. Il sistema dei doni è un sintomo che attesta la presenza di una forte socialità primaria: stretti legami intrafamiliari, ma anche parentelari e interfamiliari. Ma tutto questo non ha nulla a che fare, secondo Alcaro, con le degenerazioni del sistema sociale del Sud, ossia con il clientelismo, l'assenza di senso civico, le mafie. Le quali degenerazioni, invece, dipendono da altri fattori, quali: la pervasiva crisi di legittimità dello Stato (che produce sfiducia nell'ordinamento giuridico); lo sviluppo non autodiretto e non endogeno (con conseguenze in termini di non protagonismo imprenditoriale, mancanza di autonomia economica, frustrazione personale e collettiva). Tutto questo spiega, secondo Alcaro, perché i meridionali si sono abituati ad usare i rapporti familiari, di parentela ed amicizia come forme di compensazione delle storiche carenze degli apparati dello Stato.

Il secondo capitolo si impernia sul naturalismo nel pensiero meridionale (che abbiamo approfondito nel commentare l’altro libro di Alcaro e che qui, perciò stesso, tratteremo più sinteticamente). Partendo da Tommaso Campanella e passando per Bernardino Telesio, Simone Porta, Tommaso Cornelio, Marcaurelio Severino e Giordano Bruno, Alcaro dimostra come proprio al Sud (e non al Nord) fu concepita l'idea di una natura ripiena di vita, di bellezza e di divinità, quasi un mirabile organismo generante. E mentre il pensiero meridionale rinascimentale restituiva alla natura il ruolo che le era proprio, la modernità sopravvenne, invece, a fondare l'eclissi della natura. Adottando una strategia riduzionistica e semplificatrice, la modernità - tanto cara alle società del Nord - separò il fisico dallo spirito, il corpo dall'anima, e condannò la natura ad un ruolo secondario, di mondo inerte che attende dalla ragione umana e dalla tecnica di essere mossa, utilizzata, sfruttata.

Il terzo capitolo ci spiega l'elemento femminile e materno che sta alla base dell'ethos meridionale. Secondo i detrattori del Sud, l'archetipo materno - dominante al Sud - è la fonte di tutti i mali: la figura della madre sarebbe, infatti, incline alla deroga ed alla trasgressione, mentre quella del padre sarebbe portata alla regola ed al dovere. La mentalità matriarcale del Sud finirebbe, così, per produrre la mentalità anarcoide, individualistica, familistica e trasgressiva dei meridionali. E, rincarando la dose, certi fenomeni di vicinanza al bellicismo, alla violenza ed alla auto-indulgenza dipenderebbero proprio dal bisogno di iper-compensazione e di auto-esaltazione psicotica che i meridionali avrebbero maturato a seguito del complesso materno. Ora, Alcaro ammette che l'archetipo materno è effettivamente dominante nel Sud (al contrario di quello paterno che, soprattutto dopo la riforma protestante, è fortemente radicato nel Centro e Nord Europa). Ma, proprio l'obliterazione del culto della Vergine Madre, introdotta dalla Riforma protestate, finisce per svilire ed umiliare il culto della Terra Madre (di cui la Madonna era proiezione e prosecuzione), desacralizzando la natura e riducendola a materia bruta, abbisognevole delle "cure" dell'uomo e della tecnica. E sono proprio l'uomo e la tecnica che hanno prodotto la crisi ecologica in cui ci dibattiamo. Afferma Alcaro che se il padre assume il valore simbolico del potere e dell'autorità, la madre, invece, assume quello della libido sublimata nell'amore, dei rapporti teneri fra gli individui, dei legami affettivi che portano al superamento dei conflitti. Sicché il mondo occidentale avrebbe un gran bisogno di potenziare la cultura della madre e depotenziare quella del padre.

Nel quarto ed ultimo capitolo, Alcaro si sofferma sulla persistenza della memoria e sul dialogo con i defunti. E' un tema che abbiamo già incontrato commentando i libri sull'ideologia della morte nel Sud di De Martino e di Lombardi Satriani e Meligrana. E Alcaro fa esplicito riferimento ai volumi di questi autori, citando però anche le opere di filosofi e pensatori come Braudillard, Morin, Gorer, Ariès ed anche Freud e Jung. Tra l'Europa meridionale e quella centrale e settentrionale, tra il Nord e il Sud del nostro stesso paese, secondo Alcaro, c'è uno iato enorme per quanto riguarda il rapporto e l'ideologia della morte. Mentre al Sud la morte è avvertita come una presenza reale nella vita ed è oggetto di riplasmazione attraverso rituali e cerimonie antichissime, al Nord la morte è un tabù, un argomento negato, rimosso. E questo si deve alla sostanziale differenza tra le due civiltà: quella del Sud arcaica e contadina, quella del Nord progredita ed industriale (oggi post-industriale). Il discorso si fa complesso. Paradossalmente, le società post-industriali ed urbane del Nord rimuovono la morte perché sono intrise intimamente di eventi luttuosi. La morte è spinta fuori dall'elaborazione simbolica della "gente delle città" del Nord, accantonata, diviene addirittura "un'anomalia impensabile", "una devianza", "una delinquenza" secondo Braudillard. Laddove, invece, per gli "uomini delle comunità" del Sud essa è una presenza costante nella vita di tutti i giorni, ambivalente (il morto è oggetto di venerazione e comunicazione ma è anche temuto), inamovibile. Tant'è che per impedire le conseguenze negative della "crisi del cordoglio" occorre disporre di in armamentario rituale estremamente complesso ed elaborato. In sostanza, nelle società moderne ed urbane ci si comporta come se si fosse immortali. Per cui la morte deve essere negata, anche quando accade. La permanenza nella società meridionale di una marcata ideologia della morte è segno, secondo Alcaro, che qui si continua ad avvertire il bisogno di interrogarsi sul senso dell'esistenza umana nella sua dimensione naturale. Ma è anche testimonianza del ruolo centrale che gioca nella vita della gente del Sud la memoria, che al culto dei morti, è strettamente legata. Non potrebbe esserci dialogo con i defunti (dialogo fortemente cercato nel Sud, come testimonia il fenomeno dei veggenti) se non vi fosse memoria. E, si può progettare davvero il futuro solo se si ha capacità di ricordare. In questo il culto dei defunti è come un esercizio culturale e psichico decisivo. Che proprio nella famiglia - assurdamente vista come il piombo al piede del Sud - ha la sua palestra quotidiana: il morto trapassa dal gruppo dei familiari viventi a quello dei familiari defunti, entrambi facenti parte della medesima comunità familiare. I viventi hanno l'obbligo di conservare la memoria dei trapassati e il diritto di pretendere la loro protezione speciale. I morti hanno il compito di guidare i viventi nel mare in tempesta della vita e nella elaborazione di efficaci strategie per il loro futuro.

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